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Entro il 2027 il 75% dei processi di selezione includerà test di competenza AI. Entro il 2028 un profilo candidato su quattro sarà falso. L'AI sta cambiando il recruiting in modi che le aziende non hanno ancora finito di misurare.

Per decenni il processo di selezione ha funzionato con la stessa logica: un CV arriva, qualcuno lo legge, qualcuno chiama, qualcuno decide. Lento, costoso, esposto all'inconsistenza dei giudizi umani e difficile da scalare quando il volume delle candidature aumenta. L'AI sta cambiando questo schema in modo strutturale, non come strumento di supporto ma come attore autonomo in parti sempre più ampie del processo.

Le implicazioni non riguardano solo l'efficienza. Cambiano le competenze che le aziende cercano, la fiducia che i candidati ripongono nel processo e i rischi che nessun sistema di selezione aveva mai dovuto affrontare prima.

Ottantadue percento dei responsabili HR vuole agenti AI entro maggio 2026

Nel report "Prepare for the Future of AI Agents in HR" pubblicato a dicembre 2025, Gartner rileva che l'82% dei responsabili HR intende adottare una qualche forma di agentic AI nelle proprie funzioni entro maggio 2026. La proiezione a lungo termine è ancora più radicale: entro il 2030, il 50% delle attività HR attuali sarà automatizzato o svolto direttamente da agenti AI, con un impatto profondo sui ruoli, sui processi e sull'intera organizzazione della funzione.

Gartner avverte però che la maggior parte dei CHRO e dei loro team manca ancora di una comprensione di base di cosa siano gli agenti AI, di come funzionino e di quali siano i loro limiti reali. In un mercato che evolve rapidamente, questa lacuna produce investimenti mal indirizzati e architetture tecnologiche che rischiano di non essere estendibili nel tempo.

Dove l'AI nel recruiting produce valore oggi

Nel comunicato stampa di ottobre 2025 dedicato ai trend del talent acquisition nel 2026, Gartner identifica con precisione dove l'AI produce il maggiore ritorno. I ruoli ad alto volume e bassa complessità, come operatori di customer service, addetti alla logistica o ruoli retail, sono quelli più adatti a un approccio AI-first nella selezione. Hanno il potenziale più alto per la riduzione dei costi, il lavoro di screening è ripetitivo e ben definito, e il rischio di reazioni negative da parte dei candidati o del business è più contenuto rispetto ai ruoli specializzati.

Per questi profili, gli strumenti AI coprono oggi la pre-selezione dei CV, la gestione delle comunicazioni con i candidati, la pianificazione dei colloqui, la raccolta di feedback standardizzati e la gestione delle pipeline. Il recruiter umano entra in gioco nelle fasi che richiedono valutazione del potenziale, costruzione della relazione e giudizio sul fit culturale.

Gartner descrive il risultato come una redistribuzione del lavoro: mentre l'AI assorbe le attività a bassa complessità, i recruiter devono diventare consulenti di strategia del talento, capaci di ridisegnare i ruoli, costruire relazioni con candidati difficili da raggiungere e valutare l'adattabilità futura delle persone, non solo le competenze attuali.

Entro il 2027, i test di competenza AI diventano standard

Uno dei cambiamenti più concreti che Gartner prevede riguarda la struttura stessa dei processi di selezione. Entro il 2027, il 75% dei processi di hiring includerà certificazioni e test specifici per verificare la competenza AI dei candidati. Non si tratta di valutare se una persona sa usare ChatGPT: si tratta di misurare la capacità di integrare strumenti AI nel lavoro quotidiano in modo produttivo e responsabile.

Il motivo è diretto: le organizzazioni stanno ridisegnando i ruoli attorno all'AI e non possono permettersi di assumere persone che non sappiano lavorare con questi strumenti. Allo stesso tempo, Gartner segnala il problema speculare: come valutare le capacità reali di un candidato in un processo di selezione in cui il candidato stesso usa l'AI per prepararsi, rispondere alle domande scritte e presentarsi al meglio?

Il problema del candidato artificiale

In una survey del secondo trimestre 2025 condotta su 3.000 candidati, Gartner ha rilevato che il 6% ha ammesso di aver partecipato a una forma di frode nei colloqui: fingere di essere qualcun altro, o far sostenere il colloquio a qualcun altro al proprio posto. La percentuale può sembrare bassa, ma la previsione che accompagna questo dato è seria: entro il 2028, uno su quattro profili candidato nel mondo sarà falso.

La stessa survey ha rilevato un altro segnale preoccupante: solo il 26% dei candidati si fida che l'AI valuterà la propria candidatura in modo equo. E il 62% dichiara di essere più incline a candidarsi per una posizione se l'organizzazione richiede colloqui in presenza. In un contesto in cui le aziende spingono verso processi sempre più automatizzati, questa resistenza da parte dei candidati è un dato che i responsabili HR non possono ignorare.

Il calo delle accettazioni delle offerte di lavoro conferma che qualcosa si è rotto nel rapporto di fiducia: nel secondo trimestre 2025, il 51% dei candidati ha accettato l'offerta ricevuta nel proprio più recente processo di selezione. Nel secondo trimestre 2023 la percentuale era del 74%. In due anni, quasi un quarto dei candidati che arriva a ricevere un'offerta ha smesso di accettarla.

La carenza di talenti che l'AI non risolve

Gartner introduce nel comunicato di ottobre 2025 una previsione che va controcorrente rispetto all'entusiasmo sull'automazione del recruiting: entro il 2030, metà delle imprese si troverà ad affrontare carenze irreversibili di competenze nei ruoli critici. Le cause identificate sono tre: il declino della precisione della GenAI nel tempo, l'erosione delle competenze nelle persone che delegano troppo all'AI, e la difficoltà di competere sui salari per i profili più richiesti.

Questo significa che automatizzare il recruiting non risolve il problema del talento. Anzi, se l'automazione porta a un afflusso di candidature di bassa qualità o a processi che scoraggiano i candidati più forti, può peggiorarlo. Gartner raccomanda esplicitamente di inserire nei processi automatizzati una job preview realistica, che aiuti i candidati a valutare prima di candidarsi se il ruolo sia davvero adatto a loro. L'obiettivo è filtrare a monte, non generare volume per poi gestirlo a valle.

Il recruiting come funzione strategica, non operativa

Il filo che attraversa tutte le analisi Gartner su questo tema è uno: l'AI sposta il valore del recruiting dalla gestione operativa delle candidature alla capacità di leggere il mercato del talento, progettare ruoli attrattivi e costruire pipeline di competenze per il futuro. Nel report di febbraio 2026, Gartner rileva che solo il 31% dei team di recruiting usa dati di mercato del lavoro per informare la propria strategia di talento. Il 42% dei CHRO intervistati in luglio 2025 ha indicato la workforce planning strategica come priorità assoluta, ma la distanza tra priorità dichiarata e capacità di esecuzione rimane ampia.

Le aziende che useranno l'AI nel recruiting solo per ridurre i costi operativi dello screening otterranno un vantaggio di breve periodo. Quelle che la useranno per liberare i recruiter verso attività ad alto valore, costruire una comprensione più precisa del mercato e progettare processi di selezione che mantengono la fiducia dei candidati, avranno un vantaggio che dura.

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